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Il sapore dolce delle terre calde.

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Il Ciliegiolo rappresenta un grande punto di forza per la Cantina Vallantica Tacconi-Ottelio, soprattutto per la sua versatilità che gli consente di essere vinificato in bianco, rosato, rosso, spumantizzato o passito.
Il Ciliegiolo di Vallantica è stato oggetto di un importante progetto in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia e con il Prof. Alberto Paliotti, docente di Viticoltura ed Enologia. Grazie a questa collaborazione, infatti, il vitigno Ciliegiolo è stato finalmente caratterizzato sia dal punto di vista vegeto-produttivo che qualitativo. Il progetto che ha avuto il duplice obiettivo di valutare le potenzialità enologiche di tale vitigno e di ottimizzare alcune tecniche colturali innovative finalizzate all’ottimizzazione della gestione della chioma ed al miglioramento qualitativo della produzione.

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Data la forte competizione che caratterizza il contesto enologico internazionale, in cui dominano pochi vitigni, le produzioni vitivinicole peculiari e riconoscibili, capaci di rappresentare le peculiarità locali, risultano sempre più importanti. Per questo il progetto di ricerca che vede la Cantina Vallantica affianco all’Università di Perugia, prevede anche una analisi di fattibilità del vino Ciliegiolo da “vigna vecchia”, cioè derivante da vigneti caratterizzati da una età piuttosto avanzata, superiore a 35-40 anni, da un sistema di allevamento ormai in disuso in Umbria, quale la palmetta, e da rese unitarie controllate e con caratteristiche organolettiche superiori. La ricerca, ha già ottenuto interessanti risultati, grazie alla produzione di un Ciliegiolo in purezza di una riserva invecchiata in Tonneaux, di una Grappa e di un Passito.

 

CENNI STORICI SUL CILIEGIOLO
Le origini del Ciliegiolo sono incerte. Nel 1590 il Soderini cita un “Ciregiuolo dolce”: “……vitigno con grappoli lunghi e radi, il granello grasso più peloso che ogni altra sorte di uve che siano, il sapore suo è dolce e odorifero e così rende il vino; fa bene in paesi e terre calde”. Il Micheli (1679-1737) descrisse una “Ciliegina rossa tonda di Spagna” che però presentava acini di color “rosso bello” ed un’altra “Ciliegina tonda di Spagna” con acini di forma diversa. Sembra che la sua introduzione in Italia ed in particolare in Toscana, risalga al 1870.  Mondini (1903) lo trova coltivato, agli inizi del secolo, in sedici province dell’Emilia, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, delle zone mediterranee meridionali e della Sicilia.

 

In queste zone ha incontrato il favore dei viticoltori per l’abbondante e regolare produzione, per la precocità di maturazione delle sue uve (rispetto ai vitigni locali della stessa categoria), per il suo adattamento alle medie altitudini e per la finezza delle sue uve che trasmettono ai vini che ne derivano delle ottime caratteristiche di colore, di sapidità e la buona attitudine all’invecchiamento. Successivamente il Ciliegiolo fu descritto dal Racah fin dal 1914, dal Marzotto (1925), dal De Astis (1937), con maggior precisione dal Dalmasso (1946) e poi accuratamente dal Cosmo (1948) in un saggio ampelografico comparativo con altri vitigni tipici del centro Italia, quali Montepulciano, Canaiolo e Sangiovese. Il nome di “Ciliegiolo di Spagna” gli venne dato, secondo il Racah (1932), perché la tradizione vuole che fosse trasportato dalla Spagna da un gruppo di pellegrini dopo un viaggio di ritorno dal Santuario di S. Giacomo di Compostella. Recenti analisi del DNA hanno messo in evidenza la sintonia tra questo vitigno e l’Aglianicone (Crespan et al. 2002). Si presume così che sia un vitigno antichissimo vista la sua parentela con l’Aglianicone. Si considera inoltre come uno dei genitori del Sangiovese.

 

IL CILIEGIOLO IN UMBRIA
La domanda crescente da parte dei consumatori di tipicità e di differenziazione dei vini ha determinato una progressiva reintroduzione dei vitigni tipici del territorio umbro. Il Ciliegiolo rientra senza dubbio nel ristretto gruppo di vitigni considerati minori, poiché fortemente in disuso negli ultimi decenni, ma largamente coltivato in passato. I motivi del suo declino sono molteplici, tra i quali spiccano: l’elevata produttività dovuta sia ad un elevato peso medio del grappolo (maggiore di 350 g) sia ad una alta fertilità delle gemme (superiore a 1,6-1,7); garantisce buoni risultati soltanto su terreni poveri ed in ambienti asciutti dove riesce ad ottenere senza input aggiuntivi un ottimale equilibrio vegeto-produttivo; mal sopporta le potature corte perché è caratterizzato da una bassa fertilità delle gemme basali; è particolarmente sensibile ai marciumi del grappolo poiché ha acino grosso e grappolo compatto e serrato; ha una maturazione piuttosto precoce e perde con facilità e rapidità l’acidità conferendo di conseguenza un sapore piatto ai futuri vini.
Recentemente si è notato che se sottoposto a idonee cure agronomiche è possibile ottenere invece un vino tipico e dalle elevate qualità organolettiche. Sono proprio queste le caratteristiche che potrebbero determinare il successo del prodotto sul mercato odierno. Storicamente il Ciliegiolo veniva vinificato insieme ad altre uve a bacca rossa come il Sangiovese e il Canaiolo.
La tendenza di oggi è quella di caratterizzare i vini legandoli al territorio di produzione, anche per mezzo di vinificazioni in purezza. Attualmente però le quote di produzione in Umbria del Ciliegiolo in purezza sono piuttosto esigue, ma si prevedono aumenti in un prossimo futuro. Ad oggi, in Umbria, si registrano circa 390 ettari di Ciliegiolo soprattutto in provincia di Terni (Palliotti, 2008). Le aree umbre storicamente legate alla produzione del Ciliegiolo sono la zona DOC “Colli Amerini” e quella del “Trasimeno”. Proprio dai produttori dei Colli Amerini è stata recentemente presentata una proposta di modifica del disciplinare di produzione DOC che vede la costituzione della tipologia “Ciliegiolo” monovarietale, ovvero in purezza, a dimostrare l’interesse crescente per questo vitigno.

 

SCHEDA AMPELOGRAFICA DEL CILIEGIOLO
Apice del germoglio: medio, poco espanso, vellutato, verdastro talvolta con orlo leggermente carminato o a riflessi bronzati.
Foglia: media o grande, pentagonale, trilobata o quinquelobata. Seno peziolare a U aperto, seni laterali superiori profondi a bordi sovrapposti, seni laterali inferiori, quando sono presenti, a bordi sovrapposti o a V stretto. Lembo piano o leggermente a gronda, piuttosto spesso, liscio, con lobi involuti. Pagina superiore glabra, pagina inferiore aracnoidea. Denti irregolari a margini rettilinei o convessi. Picciolo verde leggermente sfumato di rosa.
Tralcio legnoso: medio, ramificato, a sezione ellittica, corteccia di colore marrone chiaro con poche striature.
Grappolo: grande, allungato, cilindrico-piramidale, alato, (con una o, più spesso, due ali) di medio aspetto semi-compatto.
Acino: medio-grosso arrotondato o subrotondo, buccia molto pruinosa, di medio spessore, colore nero violaceo. Polpa succosa di sapore semplice, gradevole.

 

Fenologia
Epoca di germogliamento: media
Epoca di fioritura: media
Epoca d’invaiatura: medio-precoce
Epoca di maturazione: medio-precoce

 

Attitudini agronomiche e colturali
Portamento della vegetazione: eretto
Vigoria: medio – elevata
Fertilità delle gemme basali: buona
Produttività: elevata
Potatura: anche corta a sperone
Vendemmia meccanica: elevata

 

Sensibilità a malattie e avversità
Parassiti vegetali:
Peronospora: media; Oidio: media; Muffa grigia: elevata; Mal dell’esca: bassa.

 

Adattabilità
Clima
Gelate primaverili: sensibile; Vento: sensibile; Siccità: buona.
Terreno
Clorosi: buona; Carenza di K: buona; Carenza di Mg: media
Terreni più idonei: collinari, non troppo fertili ed umidi.

 

Caratteristiche enologiche
Vino carico di colore rosso rubino, alcolico, di buon corpo e sapore fruttato, ma talvolta piatto perché deficiente di acidità. Per tali caratteristiche si presta molto bene al taglio con altri vini poco alcolici ed asprigni; in questi casi può fornire prodotti di buon livello qualitativo dotati di ottima tenuta all’invecchiamento. Ultimamente è apprezzato anche per la produzione del vino novello e sta godendo di un rinnovato interesse anche per la produzione di vini in purezza, particolarmente ricchi in colore ed in profumi.